La messa in mora per l’Italia è arrivata dall’Unione Europea: il riferimento è alla cattura di uccelli a fini di richiamo.

La comunicazione è arrivata dal Commissario per l’Ambiente, lo sloveno Janez Potočnik.

È stata così aperta la procedura di infrazione contro l’Italia (la n. 2006/2014); l’accusa è dell’Unione Europea è consentire una pratica crudele quanto assurda, perpetrata contro alcune specie di uccelli che popolano il territorio nazionale. Anche l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) ha rivolto un appello al Governo per fermare questa barbarie.

Migliaia di piccoli uccelli (merli, allodole, colombacci, tordi, etc.) ogni anno vengano catturati ed imprigionati in gabbie piccolissime per tutta la loro esistenza; questo affinché perdano il senso del tempo e cantino tutte le volte che il “padrone” li porti all’aperto. Per lo stesso motivo, in alcuni casi, possono essere addirittura accecati. Lo scopo di tali atrocità è quello di renderli un richiamo per altri uccelli, che attirati dall’esca possono essere, a loro volta, catturati oppure uccisi dai cacciatori.

In Italia questa attività è di fatto vietata, come dimostrano numerose sentenze, ma alcuni cacciatori si ostinano ugualmente a

Janez Potocnik
Janez Potocnik

praticarla.

 

La procedura d’infrazione avviata dall’Unione Europea potrebbe concludersi con una condanna al pagamento di sanzioni molto onerose per l’Italia, se il Governo e le altre istituzioni competenti non prenderanno gli opportuni provvedimenti. Il parere espresso dalla Commissione Europea non è (purtroppo) contro la caccia, ma condanna le modalità di cattura utilizzate, oltre alle terribili condizioni cui sono sottoposti i piccoli uccelli, sottolineando inoltre come “vi siano numerose alternative” a questo sistema.

Per ora le associazioni ambientaliste e animaliste – fra cui si distingue la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), che in questa battaglia è da anni in prima linea – possono ben sperare.

 

 

Samuele Tramontano