Quella dei Calopsite è una specie animale la cui riproduzione in cattività si verifica con facilità, se si adottano alcuni semplici quanto essenziali accorgimenti. I calopsite raggiungono la loro maturità sessuale intorno all’anno di vita.

 

Per provvedere all’allestimento ed alla salvaguardia dell’accoppiamento e della riproduzione di questi graziosi pets è essenziale alloggiare la coppia in una gabbia molto grande, per preservare il benessere dei due esemplari e quello dei futuri piccoli. All’interno della loro struttura è necessario allocare un nido in legno con il tetto removibile, al fine di consentirne la pulizia periodica e per poter osservare le fasi di crescita dei piccoli. Le dimensioni del nido possono essere variabili, in base alle esigenze dei calopsite.

Alcuni esemplari di questa specie preferiscono i nidi sviluppati in verticale, altri, invece, propendono per quelli sviluppati in orizzontale. L’interno del nido deve essere ricoperto da segatura e da foglie di Eucalipto, per riprodurre l’ambiente naturale in cui cresce abitualmente la specie. Il nido va rimosso al termine della cova e dello svezzamento, così da lasciare una fase di riposo agli esemplari che, altrimenti, vivrebbero lo stress da continua riproduzione.

Dopo l’accoppiamento, la femmina dei calopsite deposita le uova nell’arco di alcuni giorni. Nella fase di cova, maschio e femmina si alternano durante la giornata per consentire al compagno libero di nutrirsi e riposarsi. Durante la notte, invece, è quasi sempre la femmina ad occuparsi della cova.

 

I piccoli nascono dopo circa una ventina di giorni e sono ricoperti da un leggero piumino giallo che, con il passare del tempo, tende a scomparire, sostituito dalle penne e dalle piume. I neonati di calopsite restano nel nido per circa un mese e vengono nutriti dai genitori per l’intero periodo. Per la durata di questo ciclo è bene integrare il cibo nella gabbia con del pastone a base di uovo, per favorire lo sviluppo della prole.

Una volta usciti dal nido i piccoli sono dipendenti dai genitori per ancora una trentina di giorni ma, dopo ulteriori venti giorni, iniziano a nutrirsi autonomamente.