La sindrome atopica riguarda una predisposizione ereditaria di un organismo a produrre IgE (anticorpi) nei confronti degli allergeni ambientali. Il risultato sono alcune reazioni anafilattiche, che si manifestano normalmente con dermatite atopica o allergica, ma in qualche caso anche con congiuntivite e rinite.

Mentre nel cane i sintomi asmatici non sono presenti, nel gatto si sono rivelati molto frequenti, tanto che gli studi in merito a questo tipo di patologia nei piccoli amici a quattro zampe sono in fase di sviluppo.

 

Quali sono le cause? Trattandosi di una malattia cutanea su base allergica, essa si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti, ma se nel cane tende a manifestarsi maggiormente in alcune razze (Dalmata, Bulldog inglese, Setter, Labrador, Bassotto, Dobermann, Pastore tedesco, barboncino, ecc..), nel gatto, almeno apparentemente, non sembrano esserci connessioni di questo tipo.

Le sostanze comunemente associate alla dermatite atopica felina includono pollini, erbe, alberi e altre piante, muffe, funghi, detergenti per la casa, polvere, acari della polvere, pulci, zecche, pidocchi, forfora animale, fertilizzanti, prodotti chimici, lettiere e innumerevoli altri allergeni ambientali.

 

I sintomi? Di solito compaiono  tra i 6 mesi e i due anni di vita dell’animale, ma non è detto che non possano presentarsi anche in gatti più anziani e in periodi in cui siano presenti allergeni nell’ambiente.

La malattia inizia come un’infiammazione cutanea associata a prurito; successivamente si complica a causa di lesioni da auto traumatismo con batteri e lieviti. Di solito si presentano anche alopecia traumatica bilaterale e simmetrica, soprattutto su dorso, cosce e addome, dermatite ulcerativa su testa e collo e prurito, anche senza lesioni, su collo e orecchie.

 

La terapia? È stabilita in relazione alla causa della dermatite atopica. Nel procedere con il trattamento è bene escludere con certezza che non si tratti di altre patologie correlate ad una dieta ipoallergenica, parassiti, micosi e via dicendo. È bene, quindi, confermare la diagnosi con test allergici, tramite skin test o prelievo di sangue.

 

Nonostante raramente questa malattia possa essere curata, gli obiettivi terapeutici mirano ad eliminare o almeno a ridurre al minimo l’esposizione del gatto agli allergeni ambientali causali e migliorare di conseguenza il benessere e la qualità di vita generale dell’animale.