Può chiamarsi Fido, il nome più classico, o Bubu o Chico o Coco, fino ai nomi più comuni che daremmo ai nostri figli o a quelli più improbabili, che ci mettiamo a ridere al solo sentirli pronunciare.

 

Stiamo parlando del migliore amico dell’uomo, il cane; questa specie non parlante, ma che ha spesso comportamenti che sostituiscono più che egregiamente il lessico e sa conquistarci completamente.

 

Basta uno sguardo, una moina, un movimento e noi ci sciogliamo davanti a queste creature che sanno ascoltarci, ubbidirci, proteggerci e delle quali spesso noi non siamo pronti a capire tutti i messaggi che trasmettono.

 

E allora che succede se un giorno il nostro amato amico improvvisamente si allontana, al parco, oltre il nostro sguardo, o se, spaventato da qualcosa o qualcuno, scappa via dalla nostra attenzione? Oppure se, con molta colpa da parte chi commette questi atti, viene abbandonato (soprattutto in estate) e poi cercato di nuovo? O se, infine, qualche malintenzionato approfitta di un attimo di disattenzione e si impadronisce del nostro animale?

 

Stiamo parlando dunque del caso in cui il cane, venuto meno al nostro possesso, cambia proprietario per i più diversi motivi.
Quando e in che sede agire per riaverlo? Con quali diritti e possibilità di riuscita dei nostri intenti?

In materia vige il dispositivo di sentenza della Corte di Cassazione, la numero 18749 del 29 aprile 2013, che ha fissato il termine di venti giorni per reclamare l’animale smarrito.

Pertanto, chi trova un cane abbandonato e lo prende con sé non rischia più l’accusa di appropriazione indebita se il primo proprietario non chiede di riaverlo entro il citato termine; e non ha valenza il fatto che costui “conosca semplicemente” il luogo in cui il l’amico peloso si trova per poterlo chiedere in qualunque momento. Deve, appunto, reclamarlo in quel lasso di tempo, altrimenti l’animale diventa di proprietà di chi l’ha trovato.

Non essendo il cane considerato, secondo i giudici di Cassazione, una cosa mobile, non è assoggettabile al disposto dell’articolo 647 del Codice penale.

Quindi, a parte il caso dei cani randagi, che per definizione sono di nessuno, i proprietari di questi fedeli amici che si siano smarriti hanno quasi sempre la possibilità di riabbracciarli se vengono ritrovati, attenendosi, oltre al contesto normativo di cui sopra, ad altre poche, chiare e semplici regole.

 

Rivolgersi alle autorità competenti a trattare questi casi, che sono i corpi di Polizia Municipale delle città (obbligati ad intervenire, su segnalazione, dal regolamento di Polizia veterinaria n. 320/1954), le Asl veterinarie locali, le guardie zoofile o forestali o anche le associazioni di categoria.

I casi particolari in cui, invece, intervengono altre istituzioni sono: il ritrovamento lungo le autostrade, di competenza della Polizia Stradale; l’abbandono con testimoni, da indicare alla Polizia o ai Carabinieri; la situazione di pericolo in cui possa trovarsi l’animale (ad esempio, una abitazione in fumo ad un piano alto di un palazzo con il cane bloccato dentro); in tal caso è bene rivolgersi ai Vigili del Fuoco.