I cani di piccola taglia soffrirebbero di quella che negli esseri umani è definita “sindrome dell’uomo basso”: il che li porterebbe a essere meno socievoli.

 

Secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori australiani, i quali si sono avvalsi della collaborazione dei proprietari di circa 8000 cani, appartenenti a diverse razze, questo comportamento non ha a che fare con la razza del cane ma, come detto, con la sua taglia.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica “PloS One” e condotta all’interno della facoltà di veterinaria dell’università di Sidney, ha dimostrato che determinate caratteristiche fisiche nei cani sono correlate regolarmente a determinati comportamenti.

In sintesi, più basso è quello che da sempre è considerato il miglior amico dell’uomo, più è difficile gestirlo da un punto di vista comportamentale: la ricerca ha dimostrato che condotte sgradevoli, quali, ad esempio, aggredire una persona sono riscontrabili in misura molto alta nei cani di piccola taglia.

Lo studio svela che su trentasei comportamenti non consoni oggetto di analisi, più del 90%, ossia trentatré, sono collegabili alla struttura fisica del cane e, più nello specifico, peso corporeo, altezza e forma del cranio.

Ad esempio, meno il cane è alto, più salgono le possibilità che abbia la tendenza a salire sopra oggetti e persone, ad avere atteggiamenti violenti nei confronti del padrone e a ricercare in qualsiasi modo di essere al centro dell’attenzione.

Di pari passo con la diminuzione del peso corporeo va invece l’aumento di stati psicologici come l’eccitabilità e l’iperattività.
L’attenzione dei ricercatori è stata però catturata in modo particolare dal legame intercorrente tra lunghezza  e larghezza del cranio.

Gli amici a quattro zampe con un cranio lungo, quali ad esempio i levrieri, paiono essere il risultato di una selezione per avere nell’animale caratteristiche di cacciatore, ed eccellono in tali indicatori. Questa caratteristica dei cani con il cranio lungo non si riscontra in quelli dal cranio corto. Questa differenza si spiega con il fatto che cani come il boxer e il carlino, appartenenti a questa seconda categoria di cani, sono stati ottenuti dopo generazioni di riproduzione selettiva e hanno perso le caratteristiche dei cani cacciatori.

 

Gli autori di questa ricerca si sono detti sicuri del fatto che quanto da loro scoperto susciterà l’attenzione non solo di quanti hanno un cane ma anche di veterinari, biologi e allevatori.

Quel che è certo, in attesa di ulteriori studi sui comportamenti degli amici a quattro zampe, è che i proprietari di cani di piccola taglia devono prestare molta attenzione nell’educazione e nell’addestramento di “Fido”, prima che venga colpito dalla “sindrome dell’uomo basso”.