“Cane di quartiere”, “cane metropolitano”, “cane libero accudito”: insomma, il “cane di tutti”, ma non tutti sanno cos’è. Proviamo a capirlo!

Il concetto, in realtà, è piuttosto semplice, e lo si capisce già dal nome: il “cane di quartiere” altro non è che un cane che non ha un proprietario, ma che vive stabilmente in una certa area (il quartiere), e del quale si prendono cura gli abitanti del luogo. Insomma, come lo si può anche definire, un “cane libero accudito”.
La figura del “cane di quartiere”, nata come metodo alternativo al canile per contrastare il fenomeno del randagismo nelle nostre città, in realtà non è mai stata ben definita da leggi nazionali, ed è quindi regolamentata da leggi regionali e regolamenti comunali. Per questo motivo, se si è interessati a fare diventare un randagio il cane del proprio quartiere, è sempre bene informarsi su quali siano le norme in vigore nel proprio Comune, magari rivolgendosi al servizio veterinario dell’ASL competente.
Le regole quindi cambiano, ma è possibile individuare una procedura più o meno standard ed alcuni requisiti sempre richiesti: in primo luogo, ovviamente, la non pericolosità del cane, che non deve essere mordace nè aver dato segni di aggressività verso gli esseri umani. Il secondo requisito imprescindibile è il consenso degli abitanti del quartiere, del quale può essere richiesta una prova (ad es. un elenco di firme); questo poichè non è sufficiente che un gruppetto di persone abbia voglia di prendersi cura dell’animale, se poi l’ambiente intorno rende questo compito impossibile con continue lamentele e diverbi di chi magari ha paura dei cani, o semplicemente è infastidito dalla loro presenza.

Il compito di verificare la presenza dei requisiti spetta solitamente all’ASL, che si occuperà anche di verficare che il cane sia in buona salute e di munirlo di microchip.
In ultimo, bisogna individuare un “tutor”, ovvero una persona che faccia da riferimento per qualsiasi questione che riguardi l’animale, ad esempio in caso abbia bisogno di cure veterinarie.
Alcuni Comuni prevedono poi che il cane sia visibilmente identificato come “cane di quartiere”; ad esempio il Comune di Eboli (SA), uno dei primi ad emanare un regolamento in merito, prevede che il cane indossi un collare rosso con i riferimenti della persona che fa da “tutor”.