Il nostro paese deve ancora compiere molti passi in avanti per quanto riguarda la legislazione relativa ai cosiddetti “cani da assistenza”, ovvero i cani che sostengono le persone anziane o con disabilità, e che attualmente non hanno accesso in molti luoghi pubblici a causa della loro equiparazione agli animali definiti “da compagnia”. Tale accostamento li pone in una situazione di svantaggio e li discrimina dal beneficio dei diritti di accesso e movimentazione riservati ad oggi ai cani-guida per non vedenti.

Questa è una delle criticità emerse nel corso del convegno, tenutosi alla Fiera di Verona lo scorso sabato 30 novembre, dal titolo “Assistance dogs: situazione europea e prospettive in Italia”.

Francesca Martini, rappresentante dell’ENTE Fiera, ha voluto focalizzare l’attenzione – come già detto – sulla situazione in Italia relativa ai cani da assistenza e sulla necessità che debba recuperare un gap con gli altri paesi del Vecchio Continente: “servono norme snelle e chiare che permettano di far convivere situazioni di bisogno con animali che siano formati e controllati e che permettano di costruire con la persona dinamiche positive in grado di far vivere meglio entrambi”.

 

Fortunatamente questa situazione di arretratezza che caratterizza il nostro paese potrebbe presto diventare un ricordo del passato. Nel corso del convegno è stato infatti confermato che a breve potrebbero essere promulgate, le linee guida nazionali.

Luca Farina, a capo del Centro di referenza nazionale (intervistato anche da Petsparadise per lo speciale Zampe Amiche sulla realtà italiana della normativa in tema di Pet Therapy), ha dichiarato che “Il Centro di referenza nazionale intende, con il suo apporto nella redazione delle linee guida nazionali per gli Interventi assistiti con gli animali, portare un contributo nell’affrontare questa tematica”.

 

Sono inoltre state affrontate diverse tematiche inerenti il mondo dei cani da assistenza, come quelle relative alla normativa a livello internazionale, alle modalità di formazione dell’animale e alle potenzialità di sviluppo della relazione con il disabile.

È intervenuto al convegno anche Danny Vancopernolle, presidente dell’”Assistance Dogs International Europe”, il quale ha affermato che la persona e il suo amico a quattro zampe che gli fornisce assistenza “rimangono insieme per tutta la vita, formando pertanto un team che, nel momento in cui esce di casa, necessita di diritti, diritti che devono essere sostenuti da una base normativa”.

 

La partecipazione di Boris Albrecht, rappresentante della fondazione transalpina “A&P Sommer”, era tra le più attese. Nel suo discorso ha posto l’accento sulla preferenza del suo paese per il termine “mediazione animale” anziché per la definizione “pet therapy”, affermando che i cani da assistenza non svolgono compiti solo ed esclusivamente in riferimento alle persone disabili o non vedenti, ma che sono occupati anche in altri ambiti, ad esempio come forma di sostegno ai detenuti.

Il 10% degli istituti di pena transalpini ha dato vita infatti a progetti con i cani, allo scopo di favorire il “reinserimento sociale e professionale dei detenuti, una volta scontata la pena“. Boris Albrecht ha sottolineato inoltre, a sostegno della sua preferenza per l’espressione “mediazione animale”, che: “la mediazione di questi animali sembra favorire il miglioramento dei rapporti interpersonali, molto complessi all’interno degli istituti di pena”.

 

Il convegno è stato quindi chiuso da Rosalba Matassa, dirigente veterinario del Ministero della salute, la quale ha garantito “l’impegno dell’Esecutivo per far raggiungere ai cani da assistenza lo stesso status giuridico dei cani per le persone prive di vista”.