Non tutti sanno che il microchip per le tartarughe non è più una possibilità ma un obbligo. La Circolare interministeriale protocollo PNM 25893, datata 14 dicembre 2011, a cura dell’Attività di Gestione C.I.T.E.S. (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Flora and Fauna) ha stabilito che le Testudo, in particolare gli esemplari di Testudo hermanni, Testudo graeca e Testudo marginata, in Italia dall’1 gennaio 2012 devono essere marcate con microchip. La circolare è molto chiara quando recita come per questi animali “il rilascio dei certificati […] è subordinato alla loro marcatura, entro il primo anno di vita, mediante l’applicazione di un radiosegnalatore a microcircuito non modificabile dalle dimensioni massime di mm 1,5 x mm 7, conosciuto anche come nanomicrochip”.

Dunque chi non ha ancora provveduto a far marcare la propria tartaruga deve farlo, in quanto potrebbe andare incontro a sanzioni, anche penali. Un’operazione che non si può di certo “fare in casa” ma alla quale può provvedere solo il veterinario.

Se ad esempio per i cani c’è molta più conoscenza e consapevolezza dell’esigenza obbligatoria del microchip, non è così per le tartarughe, come sottolinea il dott. William Magnone, veterinario con specializzazione proprio in animali esotici: “Molto spesso mi capita di dover informare i proprietari di tartarughe delle necessità del microchip. È un passaggio molto importante, soprattutto per quelle appena nate, senza il quale non possono nemmeno essere cedute ad altri soggetti. I proprietari delle tartarughe appena nate hanno così l’obbligo, oltre che di denuncia di nascita dopo 10 giorni che sono venute al mondo, anche di inserire il microchip entro un anno e per questo serve il veterinario per la parte “pratica”, mentre l’autorizzazione burocratica va richiesta all’ufficio territoriale del C.I.T.E.S. Sempre al C.I.T.E.S bisogna rivolgersi per richiedere l’accettazione di inserimento del chip per tutte le tartarughe nate prima dell’1 gennaio 2012″.