La morte del proprio animale domestico lascia un vuoto dentro davvero enorme. Il legame che si instaura con il proprio pet è speciale e unico, fatto di complicità e gioia. L’animale domestico è un membro della famiglia a tutti gli effetti, un essere eccezionale da cui è impossibile separarsi. Purtroppo, però, l’aspettativa di vita di un cane o un gatto, è breve se paragonata a quella di un essere umano, ed è quindi inevitabile dover, prima o poi, fare i conti con la sua perdita.

 

La morte del proprio animale si vive sicuramente con dolore e spesso con impreparazione, poiché la società in cui viviamo tende a considerare la morte come un tabù, un argomento da negare e da non affrontare. Se poi la perdita riguarda un animale, molte volte c’è anche incomprensione da parte della collettività, che spesso ne sminuisce la portata.

 

Ogni individuo vive questa esperienza in maniera diversa: alcuni provano il desiderio di isolarsi, mentre altri preferiscono avere vicino più persone. Unitamente al dispiacere, possono presentarsi anche alcuni sintomi fisici (pianto, insonnia o sonno eccessivo, perdita o aumento di appetito, mal di testa, nausea, respiro affannoso) e altri più interiori come il senso di colpa, la rabbia, la confusione e lo shock.

 

Come affrontare il lutto.

All’inizio non è facile accettare l’accaduto, ed è quindi necessario che passi del tempo affinché la persona possa riprendersi e tornare alla vita normale. Per star meglio, è consigliabile parlare con qualcuno che sia pronto ad ascoltare e a comprendere, senza giudicare.

Ciascun individuo ha i suoi “tempi di guarigione” ed è giusto che ognuno abbia la possibilità di sfogarsi soffrendo o arrabbiandosi, mettendo da parte vergogna o imbarazzo. In alcuni casi è giusto chiedere aiuto, se la situazione risulta difficile da gestire. È anche importante non dimenticare di curare la salute, evitando di assumere sostanze dannose per l’organismo (come l’alcol) e cercare di mantenere un’alimentazione equilibrata, senza dimenticare l’esercizio fisico e il corretto riposo.

abbraccio uomo e gatto

 

Ma come si vive la morte di un animale domestico in prima persona?

Ecco due testimonianze rilasciate a Petsparadise da persone che hanno vissuto questo genere di esperienza: Francesco e Kety.

 

 

Come si chiamava e che animale era quello che hai perso?

 

Francesco: “Era una bellissima gatta bianca, non di razza, di nome Stella.

I miei genitori ed io desideravamo da molto tempo un animale che ci tenesse compagnia e, quando abbiamo saputo che la gatta di un amico di famiglia aveva avuto dei gattini, ne abbiamo subito preso uno.”

 

Kety: “Si chiamava Beethoven, ed era un piccolo cane di razza Yorhskire Terrier.”

 

 

 

Che rapporto avevi con lei/lui? E come hai vissuto la sua perdita?

 

Francesco: “Con Stella avevo un rapporto particolare, fatto di complicità e tenerezza. Era una gatta molto tranquilla, ma che sapeva farmi sentire la sua vicinanza, soprattutto nei momenti difficili. Quando litigavo con qualcuno o mi sentivo triste, lei era sempre accanto a me, come se capisse quello che stavo passando, e, spesso, al mattino, la trovavo ai piedi del mio letto che dormiva. Mi ricordo con piacere le vacanze con lei nella nostra casa in montagna: sebbene di solito non fosse particolarmente giocherellona, in mezzo al verde, si animava e correva ovunque, cercando di catturare gli insetti che vedeva. Stella è morta di vecchiaia, ed io ho vissuto male la sua perdita. Per molto tempo ho sentito la sua mancanza, ma poi ho capito che ha vissuto una vita piena, lunga e fortunata, quotidianamente circondata da persone che le volevano bene. Per questo, ancora oggi, la ricordo con dolcezza.”

 

Kety: “Avevamo un legame speciale, che non può essere spiegato con le parole. Beethoven mi ha insegnato cosa vuol dire amare incondizionatamente, senza volere nulla in cambio,a lui bastava la mia presenza e una carezza sulla testa per essere felice. La sua morte, per me, è stata come la perdita di un essere umano. È un dolore che fa sentire dentro un gran vuoto, perché sai che al tuo rientro in casa non ci sarà più la sua presenza. Ti mancheranno le sue leccatine, le sue corse per venirti incontro, le sue zampette addosso. Ti mancherà qualcuno che ti aspetti dietro la porta, riconoscendo i tuoi passi. Questo è quello che ha fatto Beethoven negli ultimi minuti della sua vita: mi ha aspettato prima di volare via, voleva che fossi lì. Mi sento spesso in colpa verso di lui; sapevo che gli restava poco da vivere ma quel giorno sono comunque andata a lavorare. Ma lui mi ha aspettato, gli sono andata vicino e gli ho preso la testa fra le mani, mi ha guardato e così, in silenzio, se n’è andato”.

 

 

Alessandra Bottaini