Può accadere che una coppia, sposata o non, si trovi di fronte ad un punto di rottura. Oltre all’affidamento dei figli, alcune situazioni presentano un secondo aspetto affettivo: chi dovrà tenere con sé l’animale domestico?

Qualora le due controparti non giungano ad un accordo, da oggi può entrare in gioco una nuova figura giuridica che, valutando e mettendo in primo piano il benessere dell’animale d’affezione, sarà chiamato a decidere tra affido esclusivo o condiviso.

Per quanto concerne il mantenimento, se l’affidamento è concesso in via esclusiva, lo stesso detentore dell’animale dovrà provvedere alla custodia ed al sostentamento; se al contrario l’affido è condiviso, le due parti dovranno occuparsi delle spese per l’animale in maniera proporzionale al proprio reddito.

Il disegno di legge è stato proposto dalla deputata del Pdl Annamaria Brambilla. Grazie a questo provvedimento l’animale potrebbe beneficiare di un trattamento giuridico paragonabile a quello della prole: come già sancito dal decreto del 13 marzo 2013, infatti, gli animali domestici non rientrano più nella sfera delle “cose” ma, essendo esseri viventi e senzienti, è necessario regolarne la permanenza presso il domicilio dell’uno o dell’altro coniuge.

 

La speranza è che, grazie a questa proposta di legge, i pets possano essere tutelati nel migliore dei modi soprattutto perché, alla pari della prole, dovrebbero rimanere al di fuori dalle problematiche legate alla separazione. In molti casi può essere addirittura richiesta la consulenza di un esperto in comportamento animale che, dopo un attento studio del singolo caso e tratte le relative conclusioni, consiglierà la migliore soluzione per l’affidamento.