Quando nel 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America, pensava di essere giunto alle “indie”. Così il porcellino d’India, una piccola specie di roditori americani, assunse il nome, fin dal rinascimento, di “porcellino delle Indie”, ossia delle Americhe. Nelle Ande, in Perù, veniva allevato per scopi alimentari, infatti gli indios ne andavano particolarmente ghiotti, come i nostri antichi romani dei ghiri. Sempre gli indios chiamavano i porcellini d’India “cavie”, ciò dal loro dialetto, che significa “topo, ratto”. Questo termine, purtroppo, a partire dal secolo diciannovesimo, è stato tristemente usato anche da noi, ma per gli scopi medico-scientifici che hanno fatto dei porcellini d’India delle cavie da laboratorio, spesso torturati e sacrificati o per l’industria cosmetica o per quella fiorente, farmacologica, in silenzio. Oggi, per fortuna, una certa riscoperta sensibilità ce li fa apprezzare come animali da compagnia, ossia “pet”. In effetti i porcellini d’india sono totalmente amabili. Il loro corpo è tozzo, sono quasi senza collo, con minuscole orecchie e grandi occhioni espressivi. La più grande differenza con i topi è l’assenza di coda, ma le abitudini sono simili, infatti il porcellino d’india è pur sempre un roditore, che vive in colonie ( in natura), pertanto ama la compagnia. Come farlo star bene in casa? Procurando una bella gabbia grande, almeno lunga un’ottantina di centimetri, collocando al suo interno abbondante acqua e cibo speciale ( una sorta di pellet apposito, già vitaminizzato), ma non solo: il nostro porcellino – essendo erbivoro – ha bisogno anche di verdure fresche ogni giorno da sgranocchiare, anche frutta, ma non eccessivamente dolce, perché può fermentargli nel pancino e procurare coliche. Inoltre va…amato! Va tenuto spesso in braccio fin da piccolo, accarezzato.

Ama molto la compagnia e l’essere umano, al quale ricambia affetto e resta legato per tutta la vita, se è a pelo lungo va spazzolato con cura, disinfettato come se fosse un gatto o un cane con prodotti antiparassitari, rinfrescato con salviettine umidificate e …soprattutto coccolato! Molte volte i proprietari si lamentano, avendolo lasciato libero in casa, di trovare il tubo della lavatrice rosicchiato, o le gambe dei mobili mangiucchiate, questi inconvenienti possono essere evitati, se ci si informa prima sulle sue abitudini e se si riflette sul fatto che il porcellino d’India è pur sempre un roditore e come tale- non va lasciato mai da solo libero per casa, perché provoca danni e sporca. Bisogna sapere che il nostro porcellino ha venti denti affilatissimi che crescono continuamente e il rosicchiare è l’unico modo per tenerli a bada e limarli, altrimenti crescerebbero a dismisura! Per questo motivo il porcellino deve sempre e costantemente sgranocchiare. Pezzetti di legno, carote e quant’altro, facendo anche molto sporco e una sorta di “segatura” continua nella gabbia. Figuriamoci che cosa può fare se lasciato libero in casa! I bisognini sono simili a palline o chicchi di riso neri, come le feci dei conigli o dei topi. Da piccoli, è difficile distinguere i maschietti dalle femminucce: hanno una differenziazione sessuale vaga, solo da adulti si vede che le femmine hanno una sorta di “Y” sotto l’ano, mentre i maschietti hanno testicolini riconoscibili. Non va bene tenerne uno solo in gabbia: sono –come accennavamo prima- animali gregari, pertanto soffrono la solitudine. Due femmine possono convivere bene insieme, due maschi invece no, litigano e si azzuffano fino ad insanguinarsi! La cosa più poetica sarebbe di tenere in gabbia la coppietta, ma vista l’altissima prolificità ( come tutti i roditori), ci si deve preparare che dopo una settantina di giorni di gestazione, le femmine sono di nuovo pronte per restare nuovamente incinte, per cui bisogna pensare bene a cosa si vuole ottenere e come collocare i cuccioli, prima di creare una coppia. La crescita è veloce, come in tutti i roditori, ciò per preservare la specie e tutelarne la sopravvivenza, che in natura non è facile. Difatti il porcellino d’india in natura è preda di molti animali selvatici e vive 3-4 anni se va bene, invece in cattività, ben tenuto, può raggiungere anche gli 8 anni: Raramente arriva a pesare il chilo, i piccolini alla nascita pesano pochi grammi e sono molto teneri.

In gabbia è essenziale offrire la privacy al porcellino, con una bella casetta, in plastica possibilmente, altrimenti la triterà in breve tempo. Può risultare un ottimo diversivo offrire al porcellino materiale per l’allestimento della propria casetta: paglia, trucioli, foglie secche, pezzetti di stoffa morbida o lana. Sarà indaffarato ad arredare il suo nido e ciò lo occuperà alacremente. La gabbia non può avere una griglia sottostante, perché ferirebbe i delicatissimi piedini della cavia, ma deve avere un fondo solido e duro, anche con sabbiolina per gatti, ma grossa, che il porcellino non possa ingerire, oppure pezzetti di giornale tagliuzzati ( se ne trovano già pronti in sacchi, nei negozi specializzati) o trucioli di legno. Per bere, anche se è utile una ciotola con acqua fresca dove il porcellino intingerà le zampine per lavarsi il musetto, è preferibile un abbeveratoio del tipo a goccia, che sembra quasi un “ciuccio”, dove il nostro amico sarà libero di succhiare tutta l’acqua che vorrà, che in questo modo, si manterrà anche più igienica.

Infine la collocazione della gabbia: un posto riparato, silenzioso e tranquillo, con temperatura costante intorno ai 20° circa, infatti il porcellino d’india è sensibilissimo al cambio di temperature e se si raffredda o prende un colpo di calore e si ammala, andrà incontro rapidamente a morte. Ve ne sono di tanti tipi, con pelo pezzato, lungo, arricciato, esemplari davvero bellissimi per tutti i gusti.