Mangiare bene per vivere meglio: un concetto valido tanto per gli uomini quanto per i nostri pets. Curare l’alimentazione del proprio animale domestico è un dovere per il padrone che ama il suo cucciolo, e sottovalutare questo aspetto potrebbe avere delle conseguenze, anche gravi, per l’amico peloso.

Il mondo del cibo per cani e gatti è davvero molto vario e per questo occorre essere prudenti. Abbiamo quindi rivolto qualche domanda alla dott.ssa Alessandra Gazzola, medico veterinario esperta in nutrizione ed alimentazione, al fine di comprendere al meglio come aiutare “a tavola” i nostri animali domestici ed evitare spiacevoli imprevisti.

 

Il “mercato del pet” è, come dimostrano le ultime indagini, in crescita. Contemporaneamente cresce anche la cura nell’alimentazione degli animali domestici?

No, perché manca la volontà da parte del proprietario nell’impegnarsi a far  seguire una dieta, spesso è carente l’esperienza specifica sul campo da parte del veterinario nel consigliare un’alimentazione di base e, soprattutto, manca il concetto generale che la prevenzione sia più importante della terapia. Quando c’è una patologia, infatti, viene sicuramente prescritta una dieta, raramente però si affronta professionalmente un discorso di mantenimento: c’è poca informazione al riguardo e questo malgrado gli sforzi delle case mangimistiche che si adempiono tramite  l’informatore-medico veterinario; le indicazioni offerte, per i cosiddetti alimenti di accrescimento/mantenimento, sono però poco esaustive  e a questa condizione si aggiunge la fortissima componente soggettiva dell’animale e l’abitudine diffusa di offrire, senza accorgimenti, direttamente dai piatti della nostra tavola.

 

Dunque quale attenzione bisogna avere quando si sceglie un mangime?

Le materie prime nei mangimi di fatto sono sempre quelle: farina di carne, carne fresca disidratata, carne fresca più o meno trattata, etc. Ciò che cambia è la formulazione: gli elementi composti in maniera errata producono chiaramente un mangime non adatto. Spetta al medico veterinario curante con esperienza di nutrizione fornire il suo parere, perché le preparazioni destinate all’alimentazione degli animali sopperiscono alle esigenze in modo soggettivo nel singolo essere.

 

Cosa è assolutamente da evitare nell’alimentazione del Pet per salvaguardare la sua salute?

Vietati, ad esempio, sono la crosta di formaggio, la pelle del salame, il grasso del prosciutto, il dolce anche fatto in casa. Gli animali possono rischiare uno shock anafilattico a livello intestinale e quindi un “buco” nell’intestino. Il pane fresco non è adatto alla dieta di un cane o di un gatto perché crea fermentazione. Il pane tostato in forno invece si può anche offrire all’animale, meglio se occasionalmente, cioè come un diversivo. La cipolla è vietata per il cane, perché può creare problemi cardiologici. Tutto ciò che arriva dalla tavola è da evitare, perché è condito e saporito, e questo fa male al fisico dell’animale.

 

Perciò il pet non può ingerire quello che mangia il padrone a tavola?

Invece è possibile, anzi si può cucinare un piatto per sé e darlo anche al proprio animale, ma ad alcune condizioni: al pet non vanno offerti condimenti, se non a crudo, e il sale è da evitare. I nostri animali non digeriscono gli amidi, per cui se si decide di preparare riso o pasta bisogna stracuocerli, e con “stracotto” intendo ad esempio che il nostro classico riso andrà cotto per un’ora. Consiglio comunque di mantenere nella routine un’alimentazione preconfezionata di qualità, perché i piatti “da tavola” non possono costituire una dieta per gli animali domestici: sporadicamente è possibile cucinare per loro ricette diverse e gustose da proporre occasionalmente come premio.

 

Quante volte è consigliato dare da mangiare al proprio animale?

Il numero dei pasti dipende dalla vita che facciamo condurre al nostro animale. Suggerisco ad ogni modo di suddividere la dose giornaliera in almeno due pasti, eventualmente disposti in simbiosi con i nostri cosicché l’animale sia meno predisposto a cercare il nostro cibo dalla tavola. Bisogna comunque tenere sempre ben presente che la digestione del cane e del gatto è ben diversa da quella dell’uomo: la nostra inizia in bocca, con la ptialina, di cui cani e gatti sono privi, e con la masticazione; i denti dei nostri pets sono invece fatti per lacerare ed è proprio per questi motivi che la loro digestione avviene praticamente tutta nello stomaco. Nel cane di grossa taglia, in particolare, dopo pasti troppo abbondanti si può presentare  il rischio di “torsione dello stomaco”, che può portare conseguenze molto gravi. Consiglio pertanto  di caricare il meno possibile lo stomaco e non abbondare nelle portate con i classici “zuppotti” .

 

Esistono miti da sfatare nell’alimentazione dei pets?

Una volta si riteneva che il gatto alimentato con il secco producesse calcoli, ma non è vero, perché dipende dal singolo soggetto, dalla predisposizione della razza – la percentuale di rischio è maggiore, ad esempio, nel siamese nel soriano o nel persiano – e dal tipo di alimento secco che si impiega. Frequentemente invece l’animale ha i calcoli perché, specialmente il gatto, ama l’acqua corrente più di quella servita, per quanto fresca, nella ciotola; meglio quindi sarebbe invogliarlo a bere utilizzando la cosiddetta ciotola con la riserva d’acqua, in modo che si idrati al meglio. Bisogna sottolineare quanto sia importante idratare i gatti, un aspetto spesso sottovalutato: basti pensare ad esempio come nella grande maggioranza delle reclame delle confezioni di umido per gatti si veda la mano di un padrone che apre la scatoletta e la serve pronta al micio. Assolutamente non è un comportamento da imitare: è sempre meglio aggiungere un po’ d’acqua al prodotto.

 

Nei prodotti preconfezionati si possono trovare coloranti e aromatizzanti?

Nei preparati umidi di minor qualità vengono spesso usati dei coloranti, e il motivo è accontentare  il proprietario che aprendo una scatoletta al salmone vuole ammirare il prodotto di un bel rosa: è chiaro che con la cottura una fetta di salmone non potrà più essere rosa. Per questa ragione vengono aggiunti coloranti ed anche aromatizzanti. Certo sarebbe meglio che non ci fossero, ma di per sé questi elementi non sono tossici perché sono comunque “edibili”, cioè commestibili.

 

Consigli importanti per l’alimentazione estiva?

Privilegiare carne ad alta digeribilità come pesce, pollo, coniglio. Dare acqua fresca ma non fredda, per evitare blocchi gastrici. Durante l’estate per un cucciolo, dunque fino ai 6 o 8 mesi di età, si possono mantenere i due o tre pasti che abitualmente consuma, privilegiando cibi leggeri e razioni ridotte a mezzogiorno. Per l’animale anziano in estate valgono le stesse regole dell’uomo: occorre prestare molta attenzione e  sottrarlo il più possibile alla calura, perché possono venir a mancare quei comportamenti autoprotettivi che gli fanno evitare lunghe permanenze sdraiati al sole. Il cane anziano, in particolare, è spesso cardiopatico anche se non sintomatico. Nei cuccioli il desiderio di correre e giocare con i consimili spesso supera ogni cosiddetta “norma di buon senso” che in automatico li porterebbe a sdraiarsi a riprendere fiato all’ombra di un albero. Ricordiamo che sono molto vicini con il loro corpo al terreno e quindi sentono ancora di più il caldo; inoltre cani e gatti “sudano” solo con lingua, tartufo (naso, ndr) e polpastrelli e quindi facilmente la loro temperatura interna tende ad aumentare fuori della norma, per cui dobbiamo assicurarci che abbiano un corretto apporto idrico, poiché tendono a bere poco per l’affaticamento sofferto. Ricordo infine, nonostante possa apparire logico, di evitare tutte le cosiddette “situazioni rischio”.