La risoluzione del problema del randagismo di cani e gatti è uno degli improrogabili interrogativi delle amministrazioni locali italiane. La regione Abruzzo propone una soluzione a dir poco sconcertante: l’abbattimento dei cani randagi.

 

Anche se si prospetta incredibile, non si tratta di un raccapricciante scherzo: è la proposta sconvolgente avanzata da alcuni consiglieri regionali abruzzesi che, camuffata sotto il nome di “Norme sul controllo del randagismo, anagrafe canina e protezione degli animali d’affezione” vorrebbe di fatto introdurre la possibilità di eliminare, attraverso l’intervento di un veterinario, gli animali di affezione o i cani e i gatti randagi.

I consiglieri sostengono che la soppressione di un animale possa quindi essere giustificata da motivi di ordine sociale o sanitario, senza specificare meglio quali siano le ragioni di riferimento. Se approvata, la legge regionale comproverebbe l’abbattimento di ogni animale, senza cenno all’avvertimento delle vigenti normative nazionali del codice penale che sanzionano con la reclusione fino a quattro anni chi causa la morte di un animale senza alcuna ragione o, peggio ancora, per mero atto di crudeltà.

La soppressione di un animale per mano compassionevole e professionale del veterinario, è consentito per legge solo quando l’animale è affetto da una patologia molto grave che causa sofferenza senza la possibilità di cura e miglioramento o nei casi di effettiva pericolosità dell’animale stesso.

 

L’Enpa, la LAV e la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, si sono subito schierate congiuntamente contro questa proposta, affermando tra l’altro che:

“motivi di ordine sociale potrebbero essere difficoltà economiche, incapacità di gestire l’animale, il fastidio dell’abbaio oppure della semplice presenza di animali. Una nuova legge sul randagismo dovrebbe fare positivi passi avanti sulla tutela degli animali e non reintrodurre misure che oltre a essere in contrasto con la normativa nazionale, sono inaccettabili e prive di fondamento scientifico”.

Certamente le associazioni animaliste non negano il fenomeno del randagismo, che anzi combattono da tempo con campagne di sensibilizzazione ed interventi di contrasto sul territorio, ma sostengono che una soluzione potrebbe essere quella della sterilizzazione, accompagnata da una campagna di comunicazione che induca le persone all’adozione degli animali presenti nei canili.

 

La legge, se approvata, potrebbe condurre ad una situazione ingestibile anche da parte delle stesse autorità pubbliche e susciterebbe quasi certamente dei contenziosi legali, in quanto risulterebbe difficile stabilire in alcuni casi se un abbattimento sia stato causato o meno da motivazioni ritenute legittime dalle norme regionali.